Sono Cosimo, nel senso che parlo al nome dell’autrice: immagina una mattina come tante, la colazione da apparecchiare, Pierangelo che dorme ancora e Marcantonio che chiede il pancino. La mamma, 45 anni, cerca di mettere insieme tutto: scuola, sport, compiti, pasti e faccende domestiche. Antonio esce per lavoro e quel silenzio al ritorno pesa di più rispetto al trambusto mattutino. Pierangelo, ventenne, appare distaccato: prima rideva con lei, ora lo vedi scomparire in cuffia e telefono. Marcantonio è lo spiraglio di dialogo, ma anche lui cresce e si ritrae. La mamma sente tutta la responsabilità sulle spalle: la casa è in ordine, i figli almeno vanno a scuola e studiano, ma dentro manca quel calore di una volta. Parla a se stessa: “Forse sto solo cercando di trattenere un tempo che non torna più?”, mentre sogna un dialogo sereno con Antonio al tavolo della sera.
Dialogo familiare come nutrimento
Il counselling qui ruota attorno al bisogno di connessione e dialogo nel “qui e ora”. Secondo la teoria dell’attaccamento famigliare di Diana Baumrind, i genitori che garantiscono ascolto e calore emotivo favoriscono un attaccamento sicuro nei figli. Quando l’ascolto cala, i figli si distaccano e il genitore si sente escluso. In una prospettiva di counselling non psicologico, possiamo applicare il concetto di comunicazione assertiva (Marshall Rosenberg): imparare a esprimere i propri sentimenti senza colpevolizzare aiuta a mantenere il dialogo aperto. La famiglia è un sistema in evoluzione, e i ruoli cambiano. Trattenere uno stato passato può generare sofferenza: meglio accettare la trasformazione e cercare nuovi modi per restare connessi.
Hai mai provato a formulare il tuo bisogno di ascolto con un linguaggio nuovo?
Prova a scegliere un momento tranquillo, magari alla cena o un pomeriggio confortevole. Comincia dicendo: “Antonio, mi farebbe piacere parlare di come mi sento da un po’…”. Usa frasi in prima persona: “Mi sento stanca, sola e vorrei il tuo aiuto nel sentirmi compresa”. Quando Pierangelo è disponibile, chiedigli: “Hai voglia di una passeggiata con me, solo noi due, per parlare un po’?” Senza aspettative rigide: ascolta prima di chiedere. Spiega che il tuo desiderio non è controllare, ma restare parte del loro mondo. Anche un gesto piccolo (una serata a settimana solo per voi) può riaprire spazi di relazione. E se vuoi, scherzaci su: “Se Pierangelo mi racconta dei suoi amici, giuro che non invado la chat!”