Un filo che ricuce.

Nell’adolescenza, i genitori cercano di mantenere con i loro figli almeno un filo di Arianna, un legame sottile ma vitale che consente una relazione, seppur tesa. Questo legame è fragile e può spezzarsi in ogni momento, rendendo difficile poi riannodarlo. Riavvicinarsi può accadere, ma richiede tempo, calma e fatica. Non sempre le persone che ti stanno accanto, anche se sono familiari, sono consapevoli di cosa accade e di come muoversi in una relazione così difficile. A volte, possono causare danni senza rendersene conto, come un elefante in un negozio di cristalli che crea confusione al primo passo. La relazione con le persone che ti stanno accanto può essere difficile e scontrosa, e non sempre si prende cura della fatica che si fa ad essere genitori di un adolescente. Forse perché le persone accanto sono troppo concentrate sul lavoro e hanno meccanismi difensivi che non considerano la cura dell’altro. Come migliorare questa situazione? Con l’ascolto, l’ascolto dell’altro senza giudizi. Questo può aiutare a comprendere meglio le esigenze e le difficoltà dell’altro, e a costruire una relazione più solida e supportiva. Dove Genitore si sente appoggiato affiancato anche senza tante parole dei familiari vicini.

La forza silenziosa della vicinanza.

In sociologia e nelle scienze della relazione familiare si parla di “sostegno sociale implicito” (implicit social support): è quel senso di sicurezza che si prova semplicemente sapendo che qualcuno è accanto, anche senza interventi espliciti. Avere un genitore che si sente appoggiato – magari solo con una presenza discreta – attiva risorse interiori che permettono di affrontare il mare tempestoso dell’adolescenza. Non serve che tutti dicano qualcosa: spesso basta una carezza, un sorriso complice, uno spazio condiviso.

Hai mai provato a offrire una presenza discreta a chi sta attraversando un momento difficile, senza parole ma con attenzione?

Quando siamo vicini senza dover “fare”, quell’assenza di performance diventa la nostra migliore alleata. Se vuoi aiutare un genitore in difficoltà, non serve una lezione salvifica: basta essere lì, con una tazza di tè, un silenzio che accolga, un cuscino extra sul divano. Questo crea uno spazio emotivo, un piccolo porto dove sentirsi accolti. Così, anche le emozioni ribelli dell’adolescente possono trovare un terreno che non scuote, ma supporta. E quel filo che sembrava spezzato, piano piano si rinsalda.

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