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Vivere in santa pace: il bisogno di essere capiti.

Silvano ha 28 anni e una vita che scorre tra le mura della sua stanza. Un rifugio che per lui è un regno: cibo, bevande, PC e PlayStation sono gli elementi che lo fanno sentire al sicuro. Fuori da quelle mura, il mondo è più complesso. “Non mi piace stare con le persone,” confessa, “né ascoltare quello che hanno da dire.” In passato i suoi compagni lo criticavano o, peggio, lo deridevano. Oggi, gli amici sono virtuali, il dialogo con la madre un terreno minato di incomprensioni. Lei vorrebbe che uscisse, che si facesse la doccia più spesso, ma ogni confronto finisce con urla reciproche. “Perché non posso vivere in santa pace?”, si chiede Silvano. Ma dietro questa domanda si nasconde il desiderio di essere accettato per quello che è. Un desiderio universale, che riguarda tutti noi.

L’incontro tra bisogni e aspettative.

L’esperienza di Silvano racconta un bisogno profondo di autonomia e rispetto, ma anche un delicato equilibrio tra il proprio spazio personale e le relazioni con gli altri. In counselling si parla spesso di sintonizzazione emotiva, la capacità di “essere sulla stessa lunghezza d’onda” con qualcuno. Quando questa mancanza di sintonia persiste, nascono incomprensioni e conflitti, proprio come accade tra Silvano e sua madre. Lui si sente giudicato e oppresso dalle sue richieste, lei preoccupata e frustrata dal suo isolamento. Eppure, il cambiamento può avvenire se entrambe le parti smettono di concentrarsi solo sul “perché” e iniziano a chiedersi “come”. Come possiamo capirci meglio? Come posso mostrare rispetto per i tuoi bisogni, senza perdere i miei? Silvano potrebbe iniziare a lavorare sul riconoscimento delle sue emozioni e bisogni per esprimerli con maggiore chiarezza, mentre sua madre potrebbe riflettere su come comunicare in modo meno critico e più supportivo. Questo dialogo, però, richiede tempo, pazienza e piccoli passi.

Hai mai provato a creare una routine di piccole azioni?

Spesso non servono grandi rivoluzioni per iniziare a stare meglio. Silvano potrebbe iniziare con una piccola routine: una doccia al giorno, magari mentre ascolta la sua musica preferita, o una passeggiata breve per prendere aria fresca. Lo stesso vale per sua madre: anziché insistere su “cosa fare”, potrebbe iniziare con una conversazione neutrale, parlando di un argomento leggero. Non si tratta di “sforzarsi” di cambiare tutto, ma di inserire piccoli gesti nella quotidianità che creino un ponte tra il dentro e il fuori, tra ciò che Silvano desidera e ciò che lo spaventa. Nessuno ha la ricetta magica, ma qualche ingrediente semplice potrebbe aiutare a cucinare una vita più serena.

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