“Quando la legge non fa rima con giustizia.”

Giovanni è un uomo normale, un padre presente, un lavoratore. Ma è anche una persona intrappolata in un sistema che sembra non tener conto dei cambiamenti della vita reale. Quando ha deciso di divorziare dalla sua ex moglie, lo ha fatto con consapevolezza e con il cuore pesante. Il mantenimento era una responsabilità che si era assunto senza riserve. Tuttavia, le circostanze sono cambiate: lei ora lavora, ha un compagno, e la loro vita economica è migliorata, mentre Giovanni arranca sotto il peso di una quota che svuota il suo stipendio e la sua serenità. Ha provato a chiedere aiuto, bussando alle porte di amici, parenti e anche a quelle della burocrazia. Ma le risposte che ottiene sono sempre le stesse: “serve un avvocato,” “non c’è altra soluzione.” Solo che il costo di un avvocato è, per Giovanni, un altro macigno. Ogni giorno si sveglia con la stessa domanda: perché la legge non vede? Perché la giustizia sembra lontana, sorda, fredda? Questo senso di solitudine lo sta consumando, tanto che la distinzione tra regole e giustizia appare ormai confusa. Giovanni sente di essere nel giusto, ma non può permettersi di dimostrarlo, e questa consapevolezza lo schiaccia.

Ingiustizia o sistema?

In molti momenti della vita ci troviamo a fare i conti con un senso di ingiustizia. È una sensazione radicata nel confronto tra ciò che è “giusto” ai nostri occhi e ciò che il sistema stabilisce come tale. La legge, per sua natura, è statica, rigida. Il filosofo John Rawls sosteneva che la giustizia è il “primo requisito delle istituzioni sociali,” ma aggiungeva che il giusto non sempre corrisponde al legale. Giovanni vive una dinamica che colpisce molti: la difficoltà di far rientrare una situazione reale e complessa in uno schema rigido. Tuttavia, sentirsi vittima di ingiustizia non deve trasformarsi in uno stato di immobilità. Esistono alternative. Ad esempio, in Italia il gratuito patrocinio offre un supporto legale per chi ha difficoltà economiche. Oppure, è possibile esplorare vie meno formali, come la mediazione familiare per rinegoziare gli accordi. Ma il primo passo è cambiare prospettiva: spostare il focus da ciò che non si può cambiare al controllo su ciò che è possibile gestire.

Hai mai provato a riprendere in mano il controllo della tua vita?

Giovanni può iniziare con piccoli passi per riacquistare fiducia e agire concretamente. Per esempio, può informarsi sulle associazioni locali che offrono consulenza gratuita in ambito legale. Oppure, può organizzare un incontro amichevole con la sua ex moglie e il suo nuovo compagno per discutere apertamente la situazione. Anche mettere ordine nelle finanze, magari con l’aiuto di un consulente, potrebbe aiutarlo a gestire meglio il carico economico temporaneo. Ma soprattutto, deve ripartire da sé, riconoscendo che il valore della sua vita non si misura soltanto attraverso i bilanci economici. Un diario quotidiano, dove scrivere non solo preoccupazioni ma anche gratitudini, può aiutarlo a bilanciare l’angoscia con un nuovo senso di direzione. Agire, anche a piccoli passi, è sempre meglio che restare immobili.

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