Jessica e il prezzo del silenzio.

Il COVID aveva sconvolto tutto, ma Jessica non era una che si arrendeva facilmente. Nella sua azienda, prima un modello di collaborazione, il caos aveva preso il sopravvento con la perdita dei soci principali. Lei, con il suo contratto precario e una dedizione incrollabile, era diventata la colonna portante di un’impresa famigliare passata nelle mani di eredi inesperti. Jessica non si limitava a fare il suo lavoro, ma coordinava, motivava e risolveva problemi. Quando le offrono una posizione definitiva, a tempo indeterminato, si sente combattuta. È quello che desiderava, eppure la fatica, il sudore e la mancanza di riconoscenza rendono l’offerta amara. Durante il colloquio non riesce a esprimere la sua delusione e lascia quel lavoro, portandosi dietro un rimorso che la segue per tutta la vita. “Perché non ho parlato? Perché non ho detto quanto meritavo quel posto?” Passano gli anni, ma quel momento resta scolpito nella sua mente, un monito di ciò che succede quando il silenzio vince.

Il valore di dire ciò che pensi.

Jessica è il ritratto di tante persone che si impegnano senza riserve, solo per ritrovarsi senza la forza di rivendicare il proprio valore. Ciò che accade nel suo caso è emblematico di un fenomeno comune, analizzabile anche dal punto di vista del counselling e della crescita personale. Esistono teorie come quella della finestra di Johari, che esplorano il modo in cui il nostro sé conosciuto e il sé visibile agli altri si influenzano a vicenda. Jessica aveva un forte sé nascosto: sapeva di essere indispensabile, ma non riusciva a esprimerlo, lasciando agli altri la libertà di sottovalutarla. Questa dinamica si alimenta spesso di insicurezza o di un contesto che non supporta la comunicazione aperta. Nel counselling, lavorare su questo punto significa coltivare l’assertività, ovvero quella capacità di esprimere i propri bisogni e desideri senza paura di conseguenze negative. Il fallimento di Jessica non è stato nel lasciare il lavoro, ma nel non dare voce al suo valore prima di farlo.

Hai mai provato a esprimere ciò che pensi davvero?

Non è facile, soprattutto in contesti lavorativi, mettere da parte il timore del giudizio e affermare il proprio punto di vista. La chiave è prepararsi: prima di un confronto importante, prenditi il tempo per fare chiarezza. Quali sono i tuoi bisogni reali? Cosa speri di ottenere? E, soprattutto, come puoi comunicarlo senza creare tensioni? Una tecnica utile è il metodo DESC: descrivi il problema, esprimi come ti fa sentire, specifica cosa desideri e spiega le conseguenze positive. Jessica, con un po’ di pratica, avrebbe potuto dire: “Questo lavoro è importante per me, ma vorrei che il mio impegno fosse riconosciuto in modo adeguato. Credo di poter contribuire ancora di più, ma a condizioni migliori.” Non è mai troppo tardi per allenarsi in questo senso. Anche se il rimpianto resta, trasformarlo in una lezione per il futuro è un grande passo avanti.

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