Giovanni e Laura si amano, ma a modo loro. Laura ha 28 anni e il suo amore per Giovanni è totalizzante: lo segue, controlla la sua posizione, lo tempesta di domande. Giovanni, pur amando Laura, si sente soffocato e decide di chiudere la relazione. Passano i mesi, ma Laura non riesce ad andare avanti. Lo osserva, gli scrive, continua a immaginare i bei momenti trascorsi insieme. Nella sua mente, Giovanni è ancora lì, e il pensiero di perderlo definitivamente le toglie il respiro. Ma la realtà è diversa: Giovanni si è rifatto una vita, è sposato e ha dei figli. Laura, invece, resta ferma, imprigionata in un’illusione che le impedisce di vedere altro. Laura si domanda: è amore, questo? Oppure è un attaccamento che nasconde qualcosa di più profondo?
Amore o attaccamento: come riconoscere la differenza.
L’amore vero è liberatorio, non possiede, non soffoca. L’attaccamento, invece, nasce spesso da insicurezze profonde e dalla paura della solitudine. Secondo la teoria dell’attaccamento di Bowlby, il modo in cui abbiamo vissuto i nostri legami affettivi da bambini influenza il nostro modo di amare da adulti. Laura potrebbe riconoscere che ciò che prova non è amore sano, ma un bisogno di colmare un vuoto. Giovanni rappresenta per lei una sicurezza ormai perduta, ma continuare a guardare indietro non le permette di crescere e aprirsi a nuove possibilità. Riconoscere questo è il primo passo per guarire.
Hai mai provato a riscoprire te stessa al di fuori della relazione?
Laura potrebbe dedicarsi a nuove attività, riscoprire passioni abbandonate e trascorrere più tempo con le amiche. Creare nuove esperienze la aiuterà a distaccarsi dal passato. Un diario delle emozioni, dove annotare ciò che prova e ciò che impara ogni giorno, può diventare uno strumento prezioso. Inoltre, il supporto di un counsellor potrebbe aiutarla a esplorare le sue insicurezze e a ritrovare la fiducia in se stessa. L’amore più importante, dopotutto, è quello per sé.