Eugenio e la mania del controllo: quando tutto deve essere perfetto.

Eugenio è un uomo metodico, quasi maniacale, nel gestire la sua vita e il lavoro. Ogni cosa deve essere al suo posto, calcolata, perfetta. Le scarpe vanno ordinate accanto al termosifone secondo un criterio gerarchico, i viaggi devono rispettare tempistiche serrate. Ma quando il mondo si mette di traverso, ecco che la sua maschera di precisione si sgretola, lasciando spazio a sfuriate teatrali che fanno impazzire chiunque gli stia accanto. Anna, sua moglie, è la silenziosa spettatrice di queste scene. Anche se gestiscono insieme la cartoleria-tabacchi, lei evita il confronto diretto. Non è facile discutere con qualcuno che trasforma ogni intoppo in una rivoluzione. Eugenio, infatti, è convinto che l’unico modo per ottenere risultati sia applicare un rigore assoluto, ma così facendo dimentica che il mondo non segue mai le nostre regole al 100%.

La trappola della perfezione.

La storia di Eugenio è emblematica di un atteggiamento molto comune: la tendenza a volere il controllo totale sulle cose, come se ogni intoppo fosse un affronto personale. Secondo il concetto di locus of control, sviluppato dallo psicologo Julian Rotter, possiamo classificare le persone in due categorie: chi attribuisce gli eventi della propria vita a fattori interni (le proprie azioni) e chi li attribuisce a fattori esterni (circostanze, fortuna, altri). Eugenio ha un locus of control interno molto accentuato, tanto da diventare disfunzionale. Crede che tutto dipenda da lui, e quando qualcosa va storto si sente impotente, sfogandosi con chi gli sta vicino. Questo comportamento, però, ha un costo: consuma energie inutilmente e logora le relazioni. Perché il perfezionismo non è una virtù quando diventa un peso che schiaccia chi lo vive e chi gli sta accanto.

Hai mai provato a delegare il controllo?

Provare a delegare non è solo un esercizio di fiducia, ma un atto di liberazione personale. Eugenio potrebbe iniziare con piccole cose: lasciare che sia Anna a organizzare una parte del lavoro o decidere l’ordine delle scarpe accanto al termosifone. Quando ci si rende conto che il mondo non crolla se qualcosa viene fatto in modo diverso, si scopre anche quanta energia può essere risparmiata. Delegare, inoltre, offre una prospettiva diversa: consente di apprezzare il contributo degli altri e di creare uno spazio per la comprensione reciproca. Certo, non è facile per un perfezionista. All’inizio ci sarà un po’ di resistenza, magari qualche sguardo sospettoso verso il “caos” apparente. Ma col tempo, imparare a lasciar andare è un investimento che ripaga in serenità.

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